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samedi 17 juin 2017

Il traduttore [elettro]-meccanico secondo Federico Pucci


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Federico Pucci, inventore del primo "traduttore meccanico" dei tempi moderni

In questo post (version française):

Su Adscriptor :

4. Il traduttore [elettro]-meccanico secondo Federico Pucci (17/06/2017)
3. Exclusivité : les inventions de Federico Pucci dans la traduction automatique (24/03/2017)
2. Histoire actualisée de la traduction automatique (17/03/2017)
1. Traduction automatique : une découverte extraordinaire (16/03/2017)

Su Translation 2.0 :

7. Federico Pucci, linguiste émérite, inventeur et précurseur de la traduction automatique (27/07/2017)
6. Le traducteur [électro]-mécanique selon Federico Pucci (16/06/2017)
5. Exclusivité : Federico Pucci, inventeur du premier "traducteur mécanique" des temps modernes (02/04/2017)
4. Premier texte au monde sur la traduction automatique (15/03/2017)
3. Federico Pucci, pioniere della traduzione automatica (13/03/2017)
2. Federico Pucci : LE précurseur de la traduction automatique (13/03/2017)
1. Traduction automatique : SCOOP sur le traducteur dynamo-mécanique ! (12/03/2017)

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Premessa

Dopo aver scritto, ad oggi, otto post su Federico Pucci e sulla sua invenzione, di cui soltanto uno in italiano, mi ero dovuto fermare per l'impossibilità di reperire altre informazioni, sia sul personnaggio che sulla sua invenzione.

Però era come fare il conto senza l'oste, e cioè la magia di Internet!

Il 20 maggio u.s. ho ricevuto una mail della ... nipote di Federico Pucci, commossa nell'aver scoperto che dopo quasi un secolo qualcuno s'interessava ancora a suo nonno!!!

Senza entrare nel dettaglio di questo incontro eccezionale, vi posso garantire che ne è seguito un scambio molto ricco e fruttuoso, grazie al quale oggi ne so molto di più sull'inventore e sul suo percorso, lungo, difficile e ... ancora incompiuto.

Non so tutto, ovviamente, anche perché c'è un'alone di mistero che circonda ancora la vita di Federico Pucci, compreso per la sua famiglia, ma ho avuto l'incredibile sorpresa di scoprire presso l'Archivio Centrale dello Stato l'esistenza di una corrispondenza tra l'inventore ed il CNR: trattasi di due lettere spedite da Federico Pucci (10 luglio 1949 e 17 ottobre 1950) e delle rispettive risposte del CNR, dieci giorni più tardi (20 luglio 1949 e 27 ottobre 1950).


Dopo aver ritrascritto il tutto (anche per poter farne una traduzione in francese), ecco il testo tale quale, che traccia in modo preciso i contorni del modo in cui Federico Pucci concepiva la questione della traduzione [elettro]-meccanica già dal 1930, assoluto precursore a livello mondiale di quello che chiamiamo, quasi 90 anni dopo, la traduzione automatica.

Questi documenti sono una miniera d'informazioni estremamente preziose sull'approccio di Federico Pucci, ancora totalmente sconosciuto ad oggi, purtroppo.

Anche se a volte il ragionamento può sembrare complesso, è del tutto autonomo e coerente, e mi ci vorrà un bel po' di tempo per analizzarlo in modo approfondito. Nel frattempo però, il testo di Federico Pucci basta a se stesso per sostenere la tesi alla quale teneva particolarmente, e cioè che rivendicava con forza e precisione l'anteriorità della sua invenzione!

Buona lettura. [Inizio]

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Prima lettera di Federico Pucci al CNR, in data 10 luglio 1949

Protocollato CNR 008774 del 14 luglio 1949

Salerno, lì 10/07/1949
Onorevole Consiglio Nazionale delle Ricerche
Roma

Oggetto

Il cervello elettrico nordamericano per la traduzione delle lingue estere ed il traduttore elettro-meccanico italiano che parteciperà all’esposizione concorso d’invenzioni che avrà luogo dal 16 al 29 settembre a Parigi

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Mi onoro rassegnare a codesto Onorevole Consiglio quanto appresso:

Fin dal 1930 mi sono interessato del problema di permettere ai popoli di tradurre da una lingua all’altra conoscendo ciascuno solo la propria lingua.

Il problema in parola fu in realtà impostato nel 1616 dall’immortal filosofo e matematico germanico Goffredo Volfgango von Leibnitz. L’illustre studioso, partendo dalla constatazione del fatto che nell’Estremo Oriente, numerosi popoli comunicano fra loro a mezzo della scrittura ideografica cinese, cercò (egli che fu l’emerito fondatore della logica matematica) di ideare un sistema di scrittura ideografica che anziché ripetere le bizarrie e le illogicità della scrittura cinese, fosse fondato su criteri logico-matematici, e perciò potesse funzionare come scrittura internazionale per i nostri popoli. Tale studio che egli chiamò pasigrafia si dimostrò inindoneo allo scopo perché la matematica con le sue leggi inflessibili ed immobili non si presta ad imprigionare ostacoli in movimento, quali sono incontrovertibilmente presentati da quelle masse estremamente fluide che sono i linguaggi e che ricordano quasi le masse in movimento degli eserciti. Gli stessi errori commessi dal Leibnitz si riscontrono in tutte le circa 200 pasigrafie che seguirono, fra le quali vanno notate per la loro mole e per la grandiosità della concezione la Koblenzer Pasigraphie e quella del glottologo Bachmeyer, di Lipsia, di quella stessa Lipsia che aveva dato i natali all’eccelso Leibnitz.

Gli errori sono principalmente di carattere militare, giacchè, per rimanere alla similitudine fatta per le masse fluide dei linguaggi e le masse in movimento degli eserciti, non si accorse il Leibnitz che incorreva nell’errore commesso dal generale Carteau (sic) all’assedio di Tolone, volendo espugnare la piazza forte con un’arma inidonea come arma unica, ma efficiente solo se usata come arma complementare, la fanteria, dovendo quella principale esser costituita dall’artiglieria. Non si accorse che si trovava nelle condizioni del generale che vuole imprigionare l’esercito avversario mantenendo le proprie truppe immobili: questi sfuggono da ogni lato.

Non mi dilungherò su altri numerosi errori strategici e ne citerò uno linguistico ed uno matematico. Quello linguistico è costituito dal fatto che lo sviluppo storico delle lingue monosillabiche è non dirò diverso ma addirittura antitetico di quello delle flessive per quanto riguarda la formazione dei singoli linguaggi appartenenti ai due gruppi citati; inoltre, nelle monosillabiche, non potendosi apportare modificazioni sulla scrittura per evitare confusioni innumerevoli con altri ideogrammi, la scrittura ha funzionato anche come la scarpa di ferro che si poneva al piede delle cinesine per imporre loro un determinato limitato sviluppo, consegue che mentre nelle flessive si sono liberamente sviluppate risulta impossibile calzar loro la scarpa di ferro (scrittura ideografica) perché nelle monosillabiche è la lingua parlata che si è modificata sull’orma della scrittura, nelle flessive è la scrittura che si è modificata in base alle variazioni apportate dalle leggi delle abitudine fonetiche le quali hanno costituito la direttrice principale di formazione delle lingue derivate dalle primitive. L’errore matematico era il seguente: le lingue flessive non stanno come credeva il Leibnitz alle (ling) pasigrafie come le lingue monosillabiche stanno alla scrittura cinese, perciò il concetto di aspettarsi che la pasigrafia si dimostrasse idonea ad adempiere per le lingue flessive quella stessa funzione alla quale adempie la scrittura ideografica rispetto alle lingue monosillabiche è errato per erroneo impostamento della proporzione.

Mi pare che la strategia fosse la sola delle scienze umane atta ad imprigionare ostacoli in movimento, dovendo la matematica usarsi come arma complementare, anche perché la prima imprime al cervello quell’elasticità che solo può sopperire ad affrontare e risolvere questioni improvvise quali ne generano le masse delle lingue umane nel loro orientarsi sia reciproco che di fronte a schemi strategici o matematici, mentre la matematica sviluppa il cervello non nel senso elastico, ma in quello rigido, gli dà cioè una formazione opposta a quella necessaria.

Cercai di affrontare ex-novo il problema, realizzando i seguenti risultati che espongo facendo prima presenti quelli già controllati per esami o concorsi italiani e stranieri, poi quelli non ancora sottoposti ad esame.

Nel 1930 raggiunsi il primo risultato lanciando il primo Traduttore Meccanico Francese-Italiano, premiato all’Esposizione Nazionale di Bolzano del citato anno con medaglia d’argento indì con altra medaglia di argento di Cuneo.

Il problema per la traduzione lingua estera - lingua nazionale veniva risolto per lingue similari, a mezzo del completamento del vocabolario. E’ ovvio che la principale ragione che impediva la traduzione di un testo straniero era costituita dal fatto che i vocabolari delle lingue flessive non sono integrali come quelli delle monosillabiche, infatti registrano solo una delle voci usate nel parlare e nello scrivere, ciò che rende indispensabile un lungo studio della loro morfologia, a cui fa riscontro nelle lingue monosillabiche, affatto prive di morfologia, lo studio della scrittura e del modo in cui gli ideogrammi vanno ricercati nei vocabolari. È evidente che se i vocabolari, diciamo così europei, fossero integrali, come quelli cino-coreano-siamesi, se cioè non venissero registrati solo gli infiniti e i nominativi, ma tutte le variazioni a cui le flessioni costringono i vocaboli variabili, si otterrebbe con un semplice lavoro di ricerca nei dizionari e di trascrizione dei loro equivalenti nella propria lingua, la versione di un testo estero. La versione somiglierebbe a quella di un testo cifrato se si fosse in possesso del cifrario, ammesso che le diverse strutture mentali dei popoli, determinando nei singoli linguaggi delle funzioni logico-categoriche tanto più diverse quanto più diversi sono i linguaggi dall’uno dei quali vuolsi tradurre nell’altro. Ammesso cioè ad esempio un dizionario integrale italiano-francese tale che registri tutte le voci del tipo: vado, sarei, faglielo, dimmelo, graziosetto, bellissimo, cosuccia, la traduzione dall’italiano sarebbe per un francese cosa estremamente facile e non presenterebbe come ho detto altra difficoltà di quella presentata dalla versione di un testo cifrato ammesso che si sia in possesso del cifrario. Ora il primo passo che riuscì a fare nel 1930 fu quello di integrare, a mezzo del suo completamento, il dizionario normale, dando a quest’ultimo quella stessa funzione che avrebbe il dizionario integrale il quale registri tutte le voci usate nel parlare e nello scrivere; contemporaneamente presentai effettuato anche il secondo passo, consistente nel provvedere a mezzo del supplemento del vocabolario ai principali casi in cui le due lingue si esprimono in modo diverso; sicchè il completamento del vocabolario forniva la versione letterale, mentre il supplemento serviva a correggere la traduzione letterale in versione esatta.

Nel 1931, altro studioso italiano si interessava del problema con uno studio completamente errato, nel quale dimostra competenza linguistica ma la mancanza assoluta di ogni competenza matematica, non accorgendosi che le soluzioni che determinava erano sempre sbagliate. Non va pertanto preso in condizione considerazione per quanto nel 1936 abbia pubblicato altro lavoro nel quale corregge parte degli errori; inoltre lo studio che penso derivato dal mio manca di originalità e va, il secondo, preso in considerazione, solo perché dimostra eccellente conoscenza della lingua che tratta; nell’uno e nell’altro caso, l’altro ha trattato solo l’aspetto lingua estera - lingua nazionale, restando nell’ambito delle lingue romanze.

Intanto, nel 1931, mi riuscì anche affrontare e risolvere il problema per la traduzione dall’inglese in lingua romanza, facendo un primo passo verso la trattazione del problema della traduzione di una lingua di un gruppo a quella di un altro gruppo, l’inglese può infatti considerarsi per metà di derivazione germanica e per metà di derivazione romanza. Mi riusciva anche di risolvere il lato inverso del problema, per la traduzione della propria lingua in lingua estera, pubblicando il traduttore meccanico tipo B, per la traduzione in francese.

Nel 1936 mi riuscì finalmente di risolvere il problema per la traduzione da lingua germanica in lingue romanze e viceversa (serie A Lingua estera - lingua nazionale) e pubblicai il traduttore meccanico dal tedesco.

Precedentemente riuscì ad ottenere, previo esame da parte di codesto Onorevole Consiglio, l’ammissione alla prima mostra Internazionale delle Invenzioni che si tenne in quella che venne organizzata a Bari presso la Fiera del Levante, dopo che alla medaglia di argento presa all’Esposizione di Bolzano si era aggiunta quella di Cuneo.

Era stato pure fatto un passo avanti per quanto riguarda la traduzione A e precisamente pel complemento del vocabolario che viene portato a vocabolario supercomplemento nel senso che mentre prima veniva integrato il vocabolario da una lingua all’altra, or veniva integrato quello della da una lingua in qualunque altra; tale studio è premiato con medaglia d’argento all’esposizione concorso internazionale d’invenzioni tenuto dalla fiera di Parigi nel 1935.


L’altro studioso per il quale un giornale italiano pubblicò un elenco di plagi da lui commessi nello studio adito nel 1936 mostrò di ignorare completamente i progressi compiuti dallo scrivente dal 31 al 36, e perciò io gli mandai perché si mettesse al corrente le pubblicazioni da me edite nel contempo, in quanto sembravami che egli fosse a conoscenza solo di quello che avevo pubblicato nel periodo 1930-1931.

Comunque gli studi di tale altro studioso sono del tutto privi di valore scientifico per quanto riguarda il problema citato, tanto più che non ha fatto più seguito ed io lo faccio presente non perché quello che egli ha edito abbia una qualsiasi importanza nei confronti del problema, ma perché in considerazione degli studi nordamericani che oggi vengono annunziati servono a confermare la priorità italiana circa il problema della traduzione dalle lingue estere senza conoscerle, mentre per quanto riguarda quello inverso (lingua nazionale-lingua estera) chi scrive è il solo che abbia trattato la questione (l’altro italiano ha trattato nel piano librario l’aspetto lingua estera-lingua nazionale, lo stesso aspetto tratta il cervello elettrico nordamericano, la cui messa in funzione è annunziata per il 1950 e per il quale il Ministero della Marina degli Stati Uniti ha stanziato una somma ingente.

Proseguendo nella esposizione, devo dire che nel 1936, mi fu acconsentito anche di partecipare alla Esposizione di Lipsia, tuttavia la Mostra Internazionale delle Invenzioni che si tenne in quella città, pur apprezzando i miei studii e pur riconoscendo loro carattere inventivo non volle accettarla per la Mostra perché data l’originalità dell’invenzione, che trovavasi ad essere la sola ad esser racchiusa in libri, la legge tedesca non prevedeva la brevettabilità, cosa che invece prevedeva la legge francese che tanto che mi venne rilasciato breveto provvisorio. In considerazione dell’interesse che il pubblico tedesco aveva a conoscere l’innovazione, l’ente Fiera di Lipsia si curò di ottenermi l’ammissione ad altro riparto, dandomi speciali facilitazioni.

Poi viene la guerra e lo scrivente cerca di spostare i propri studii nel piano militare, riesce infatti a creare i traduttori meccanici C e D, che trasportano il problema nel piano meccanico e cercano di costituire una lingua nuova a formazione meccanica, l’apparecchio C funzionante come trasmittente, il D come ricevente; dovevano partecipare alla Mostra della Tecnica del 1940; tuttavia il Ministero della Guerra oppose il proprio veto alla partecipazione stessa, io venni chiamato a Roma per chiarimenti sulla invenzione; questa fu riconosciuta esatta ed io venni autorizzato a costruire l’apparecchio a spesa dello stato per i primi esperimenti, in quanto avevo fatto presente la mia incapacità finanziaria di costruirli. Venni naturalmente obbligato a serbare il silenzio. Tuttavia non essendo io meccanico pensai che per costruire l’apparecchio avrei dovuto avvalermi dell’opera di terzi, i quali avrebbero potuto non serbare il segreto; non volli correre rischi e declinai l’incarico abbandonando l’invenzione nelle mani del Ministero della Guerra perché ne facesse l’uso che riteneva opportuno.

Non varrebbe la pena di citare tali traduttori meccanici C e D se non avessero relazione con il problema della traduzione elettrica, alla quale oggi pensano gli americani ed alla quale non avrei mai pensato se non si fosse verificata la circostanza appresso indicata.

Durante la ritirata germanica da Salerno ho avuto l’occasione di esaminare una macchina militre germanica, denominata “Enigma” (il nome era scritto sull’apparecchio); la medesima presentava gli stessi principi su cui era imperniato il Traduttore cifrario C-D; essi erano però non soltanto perfezionati, ma il problema che io avevo risolto nel piano meccanico risultava trasportato nel piano elettrico. A causa degli eventi bellici non potetti esaminare l’apparecchio tedesco che per qualche minuto; tuttavia potrei descriverlo all’ingrosso, mettendolo in relazione coi i miei traduttori meccanici C e D.

Durante la guerra riuscì ad elaborare uno studio che denominai Traduttore-Meccanico E il quale mediante il sistema delle ascisse e delle ordinate cartesiane riusciva a poter determinare prima la lingua in cui era scritto il testo originario, per i valori delle singole lettere, purché il testo originario fosse scritto col sistema delle sostituzioni letterali costanti.

Ebbi occasione di applicarlo all’ufficio censura ove provvidi per parecchie prefetture alla traduzione di documenti così redatti, oltre naturalmente ad interessarmi della censura della corrispondenza in lingue estere che perveniva da numerose prefetture italiane, e per talune lingue da tutta l’Italia.

Nel 1942 riuscì a realizzare l’analisi grammaticale automatica, studio approvato da codesto Onorevole Consiglio delle Ricerche (parere n° 11095 del 30/10/1942).

Va notato che i traduttori meccanici rendevano soltanto possibile la traduzione, ma questa era estremamente lenta, in quanto richiedevasi l’uso costante del vocabolario e la possibilità data era semplicemente quella di mettere chiunque nella stessa condizione in cui si troverebbe chi conoscesse tutte le grammatiche straniere, ma nessun vocabolo. La traduzione, adunque, nei due casi: lingua estera-lingua nazionale e lingua nazionale-lingua estera presentavasi simile al lavoro che bisognerebbe compiere trovandosi a dover tradurre un testo cifrato, essendosi in possesso del cifrario. È appunto partendo da tale considerazione che cercai di applicare i miei studii ai cifrari (traduttori meccanici C e D).

Ignoro se per lo Stato italiano possa avere interesse la macchina germanica “Enigma” che sia essa sorta in conseguenza dei miei studii, traduttori meccanici C e D, sia essa originale. Trovasi comunque a poter essere ricostruita sia pure in parte od in modo diverso, essendo possibile riottenere quel passaggio dallo stato meccanico a quello elettrico che trovasi ad essere già stato realizzato dai tedeschi con la macchina “Enigma”.

Sono comunque i tedeschi che hanno per primi realizzato la traduzione elettrica (fra il 1940 e il 1943) probabilmente derivandola dalla mia traduzione meccanica C e D. Il passaggio dallo stato meccanico a quello elettrico (il fatto se tale passaggio sia stato o no originato dai miei studii non ha alcun valore pratico) ha valore rispetto alla ideazione del cervello elettrico nordamericano oggi annunciato, dopo che io ho annunciato la traduzione elettromeccanica italiana.

Fra il trasporto nel piano elettrico effettuato dai tedeschi e quello che annunciano gli americani passa una differenza fondamentale, che è la seguente: per i germanici, come per i miei traduttori meccanici, il problema è quello di applicare sostituzioni letterali su una stessa lingua in base alle leggi matematiche determinate dal calcolo delle probabilità: il problema è perciò solubile secondo concetti fisico-matematici in modo integrale, in quanto il fattore linguistico con tutta la sua fluidità non ha influenza sul problema stesso e però non si verifica l’errore leibnitziano essendo l’arma fisico-matematica l’unica necessaria e sufficiente per la soluzione integrale del problema, da me risolto nel piano teoretico-meccanico e dai tedeschi in quello elettrico.

Il cervello elettrico annunciato dagli americani riflette invece il problema della traduzione della lingua estera in quella nazionale e perciò ricadono nell’errore leibnitziano in quanto la matematica con i suoi schemi e le sue leggi inflessibili è inidonea a seguire le evoluzioni fluidissime di linguaggi, in quanto penso che gli americani come già il Leibnitz e gli altri studiosi che lo seguirono non si prospettarono come si presentano i singoli linguaggi rispetto ad un sistema rigido matematico, costituito dalla scuola germanica cui diè origine il Leibnitz dalla pasigrafia e dagli americani dalla teoria della moltiplicatrice automatica spostata sul piano linguistico (pur non avendo conoscenza di ciò che hanno fatto gli americani perché renderano pubblici i risultati nel 1950, posso benissimo calcolarlo in linea approssimativa, in base a quanto hanno pubblicato i giornali:

Rilevo dal “Giornale del 31 maggio” il seguente articolo:

Le Invenzioni sorprendenti”: Los Angeles 31/05/1949

Il dott. Harry Huskey, addetto alle ricerche presso l’Istituto per i calcoli analitici ha annunziato l’invenzione di un cervello elettrico capace di tradurre le lingue straniere.

Sul funzionamento dell’apparecchio che in un primo tempo veniva impiegato nelle ricerche matematiche, lo scienziato ha dichiarato: Perché riesca a tradurre le lingue, queste devono essere scritte a macchina. L’ufficio per le ricerche navali ha già stanziato una considerevole somma di danaro per la costruzione del cervello.

Il dott. Huskey è sicuro del perfetto funzionamento della meravigliosa macchina la quale darà une traduzione letterale, parola per parola, e sarà poi cura di chi la usa interpretare il senso della traduzione.

Il cervello elettrico verrà messo alla prova entro un anno al più.

Emerge da quanto sopra chiaro che il problema affrontato dal cervello elettrico è quello e solo quello, della traduzione dalla lingua estera nella nazionale, come lascia comprendere la frase “e sarà poi cura di chi la usa interpretare il senso della traduzione.” Emerge anche chiaro che gli americani, come ho detto, sono ricaduti nell’errore del Leibnitz consistente nel non prospettarsi come si presentano i singoli linguaggi rispetto a determinai schemi rigidamente matematici, in quanto specialmente per lingue di diversa origine la traduzione letterale riesce affatto incomprensibile. L’apparecchio americano pel suo altissimo costo non è inoltre di utilità commerciale.

Si è intanto verificato questo fatto. Chi scrive si era negli anni scorsi prospettato il problema di rendere rapida quella traduzione che precedentemente era riuscito a rendere possibile, ma estremamente lenta. Devo ricordare che sono il solo che abbia finora affrontato anche il problema della costruzione diversa dei periodi (anche l’altro studioso italiano affrontò solo e male il solo aspetto del problema considerato dagli americani: traduzione letterale dalla lingua estera) nonché e ciò è importante quello della traduzione dalla lingua nazionale nella straniera (Traduttori meccanici B) che previo esame da parte di codesto Onorevole Consiglio, parteciparono alla mostra nazionale delle Invenzioni tenutasi a Bari nel 1934. Affrontai anche il problema della traduzione elettrica, cercando di riverberare nel piano della traduzione da una lingua all’altra quel trasporto nel campo elettrico che i germanici erano riusciti a conseguire nel piano della traduzione da una determinata lingua in testo cifrato con sostituzioni letterali ricavate, come avevo fatto nel piano teorico-meccanico, dall’applicazione delle leggi matematiche relative al calcolo delle probabilità.

Ricavai così il Traduttore Dinamo-Meccanico in tre studii: il primo librario consistente in un prospetto da rendere possibile la traduzione con l’aiuto del vocabolario (al quale bisogna ricorrere non più costantemente ma nel 15% dei casi per lingue similari, nel 40 per lingue di diversa origin e pubblicai tale Traduttore Dinamo-Meccanico fra marzo e aprile in due edizioncine ad uso degi italiani (francese-italiano ed inglese-italiano ed in una ad uso dei francesi “anglais-français”) facendo cenno nelle due ultime pubblicazioni alla traduzione dinamo-meccanica integrale ed a quella elettromeccanica già realizzata. Mandai le pubblicazioni con raccomandata al Presidente degli Stati Uniti, sperando in un appoggio per la costruzione degli elettro-traduttori. Dopo 20 giorni ho letto sul giornale l’avviso che ho riportato. Ignoro se il Presidente degli Stati Uniti abbia mandato lo studio per l’esame all’ufficio massimamente competente (Calcoli analitici) e se questo che già aveva precedentemente realizzato il cervello elettrico matematico abbia potuto subito operare il trasporto sul piano elettrico della mia teoria, andando avanti per proprio conto oppure se vi siano giunti direttamente senza aver conoscenza dei miei studii.

Il secondo stadio della traduzione dinamo-meccanica introduce il principio del movimento dei vocaboli, è un libro macchina in cartone in cui i vocabili saltano fuori in base a movimenti impressi dalla mano dell’uomo: nel terzo stadio (elettro-meccanico) il cartone è sostituito dal metallo ed i movimenti anziché essere impressi dalla mano dell’uomo sono effettuati dall’elettricità.

La traduzione dinamo-meccanica nei suoi tre stadi è stata accettata per la partecipazione all’esposizione concorso internazionale di invenzioni che la Fiera di Parigi apre il 16 settembre.

La traduzione elettromeccanica italiana precede perciò nella sua divulgazione al pubblico di un anno quella nordamericana.

Va notato che la Mostra d’Invenzioni di Parigi acetta le invenzioni anche sotto forma di disegni, limitandosi a controllare l’esattezza delle teorie ivi esposte.

E’ pertanto in corso di rilascio certificato di garanzia da parte dell’Ufficio della proprietà industriale di Parigi a favore dello scrivente.

Va notato che lo scrivente ha dichiarato di aver realizzato il passaggio allo stato elettrico del problema della traduzione lingua nazionale-lingua estera, riservandosi di presentare il tutto pel prossimo anno alla stessa mostra parigina.

Si è inoltre riservato ogni diritto per accertare se e fino a quale punto è possibile innestare la possibilità della traduzione elettrica dalla propria lingua in una qualsiasi lingua straniera con la teoria della telescrivente, nonché con la possibilità di applicazione ad apparecchi fonici, col risultato che dovrà potersi un giorno scrivere su un apparecchio nella propria lingua ottenendo la traduzione oltre che scritta anche parlata all’estero. In considerazione del fatto che il problema investito è colossale (non sotto il punto di vista fisico-matematico elettrico, ma sotto il punto di vista linguistico in quanto la difficoltà fondamentale è quella a cui sono finora sfuggiti tutti [Leibnitz e seguaci, altro studioso, italiano, americano] e consistente nell’accertare la diversa posizione in cui si trovano i singoli linguaggi rispetto a schemi e leggi rigide quali sono quelle fisico-elettrico-matematiche, provvedendo alla eliminazione di almeno la parte maggiore delle difficoltà stesse) ha chiesto l’esame preventivo di uno studio linguistico abbastanza vasto in quanto abbraccerebbe una quarantina di linguaggi, giacché pensa che l’esame per essere sereno non potrebbe che essere ponderato in base alle considerazioni emergenti dalla posizione che i singoli linguaggi assumono sia reciprocamente che nei riguardi dei citati schemi fisico-elettrico-matematici.

Non sa se sarà accontentato in ogni modo ritiene opportuno portare quanto sopra a conoscenza di codesto Onorevole Consiglio, al quale si permette far presente 1°) che la somma ingentissima messa a disposizione dal Governo Statunitense per la costruzione del cervello elettrico, benché di uso non commerciabile, inidoneo allo scopo, e solo relativo alla traduzione lingua estera-lingua nazionale, 2°) che per la costruzione dei traduttori elettromeccanici italiani occorrerebbero poche decine di migliaia di lire e non miliardi di dollari, 3°) che gli apparecchi elettro-meccanici italiani sarebbero di costo limitato, potrebbero essere costruiti in serie anche per l’estero e potrebbero forse costituire un apporto allo stato molto superiore alla spesa che arrecherebbero. Lo scrivente crede certamente che con la collaborazione di forti competenze elettromeccaniche italiane riuscirà possibile in un avvenire non lontano realizzare anche la possibilità di scrivere a macchina in Italia e di ottenere la traduzione all’estero sia scritta che parlata.

[Omissis]

Federico Pucci (Piazza Malta 3) [Inizio]



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Prima risposta del CNR datata 20 luglio 1949

Risposta del CNR / 20 Luglio 1949 / (Prot.) 8774

In relazione al suo esposto in data 10 corr., si fa presente che la sua ideazione, riguardante “il traduttore elettro-meccanico italiano”, può essere sottoposta all’esame dell’Istituto Nazionale per l’Esame delle Invenzioni, passato dalle dipendenze di questo Consiglio a quelle del Ministero dell’Industria e del Commercio (Roma, Via S. Basilio 8).

Ella può quindi rivolgersi al predetto Istituto presentando progetti tecnicamente definiti e convenientemente illustrati, atti a consentire la formulazione di un parere di merito, che, se favorevole, può consentire l’assistenza opportuna per lo sviluppo del ritrovato.

Il Presidente / F.to Rolla [Inizio]

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Seconda lettera di nonno Federico al CNR datata 17 ottobre 1950

Protocollato 7 / 19 ott. 1950

Salerno, lì 17/10/1950
Onorevole Consiglio Nazionale delle Ricerche
Roma

Al n° Pos. 7 Prot. 8774 del 20 luglio 1949

Il sottoscritto, mentre ringrazia per la comunicazione di cui alla nota a riferimento, si onora far rispettosamente presente che, mentre iniziò fin dal luglio 1949 la pratica con l’Onorevole Istituto Nazionale delle Invenzioni, in seguito ad alcuni disegni esposti dallo scrivente alla Mostra delle Invenzioni di Parigi (settembre 49) altri due studiosi, uno inglese ed un altro italiano hanno derivato invenzioni sviluppando concetti che furono colà esposti.

L’Istituto delle Invenzioni sembra essere del parere che mentre allo scrivente resta la priorità scientifica dell’Invenzione (avendo rintracciato pratica n° 11095 nella quale l’Istituto stesso approvava l’invenzione dello scrivente, tuttavia essendo essa costituita da un libro e non da una macchina, riteneva che non potesse essere brevettato, 12 dicembre 1942) la proprietà dell’invenzione sia di chi la abbia brevettata (gennaio 1950).

La tesi del sottoscritto è che poiché tutte le altre invenzioni sono derivate dalla invenzione basilare che risolveva il problema nel piano linguistico-matematico(*), il nuovo inventore resta proprietario della invenzione derivata, giacchè nella propria domanda di brevetto ha dovuto specificare quello che rivendicava di nuovo, è evidente che a norma di legge, poiché ha utilizzato tutta l’invenzione basilare, quella cioè contenenti le soluzioni linguistico-matematico che non ha potuto appropriarsi delle medesime, le ha tuttavia potuto usare perché lo stato non volle rilasciare brevetto al sottoscritto. Se poi ha rivendicato come nuovo e proprio quello che lo stato riconosce essere dal sottoscritto male ha fatto e bisognerebbe rivedere il suo brevetto. Ad ogni modo sembra al sottoscritto che lo stato non possa impedire all’inventore principale di continuare per la sua strada, derivando invenzioni direttamente da quella che fondamentalmente è tutta sua, percorrendo un cammino del tutto originale che conduce a risultati superiori, oltre che esatti, mentre quelli altrui non lo sono.

Il nuovo inventore resta proproetario della sua invenzione derivata (ed è ciò) e lo scrivente, che ha le priorità scientifica, ha il diritto di brevettare il suo trovato, che percorre il sentiero principale e tutte le successive evoluzioni, tanto più che chi scrive altro non fa che mettere in movimento le pagine di quello stesso libro che realizzava l’invenzione fondamentale.

Lo scrivente nella propria domanda di brevetto per la parte non elettrica, che ha rimesso, previo accordi, all’Onorevole Accademia Universale Autori ed Inventori, Roma, Via della Conciliazione 4, perché venisse inoltrata all’Ufficio Brevetti, ha esibito anche un certificato di garanzia attestante la sua partecipazione alla Mostra d’Invenzioni di Parigi del 1935.

Siccome partecipò nel 1934 alla Mostra Nazionale delle Invenzioni, tenutasi alla Fiera del Levante, previo esame da parte di codesto Onorevole Consiglio, chiede, a rinforzare la propria priorità scientifica, se è possibile trovare agli atti del Consiglio tracce dell’esame in cui veniva approvato il Traduttore meccanico, l’invenzione per tradurre le lingue senza conoscerle, avendo chi scrive ricevuto, a suo tempo, il solo avviso dell’avvenuta approvazione, senza specificare il trovato.

Nel chiedere scusa pel fastidio, ringrazia in anticipo.

Federico Pucci Piazza Malta 3 Salerno [Inizio]

(*) le macchine ideate sia dallo scrivente che dagli altri altro non fanno che accelerare la possibilità traduttrice, la quale è stata interamente ed unicamente realizzata dallo scrivente, e tutte le macchine riproducono integralmente l’invenzione che non si volle brevettare nel 1942 a chi scrive, pur riconoscendola esatta.

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Seconda risposta del CNR datata 27 ottobre 1950

Risposta del CNR / 27 ottobre 1950

Segreteria generale
Prot. 011094 / 19 ott. 1950

Con riferimento alla sua lettera del 17 corr., si ripete che l’Istituto Nazionale per l’Esame delle Invenzioni è passato da tempo alle dipendenze del Ministero dell’Industria e del Commercio con tutto il proprio archivio.

Per quanto ella richiede con la citata lettera, deve perciò rivolgersi direttamente al predetto Istituto.

Il Presidente / F.to Morelli [Inizio]

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Vi racconterò della personalità eccezionale di Federico Pucci quest'estate, però devo ancora riflettere al contenuto del post, di cui vi prometto che sarà lungo e dettagliato.

Per adesso, ne conosco soltanto il titolo:

«Federico Pucci, emerito linguista, inventore e pioniere della traduzione automatica»

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